
Da un po’ di tempo ho preso l’abitutine di auto-inviarmi per e-mail, contrassegnati con un certo tag nell’oggetto (di modo che mi vadano a finire in una certa label di Gmail) gli articoli su cui mi piacerebbe scrivere un commento o fare una riflessione su questo blog. Ovviamente la quantità di cose che vorrei commentare è molto più ampia di quella su cui poi riesco effettivamente a scrivere qualcosa. Quindi in questa label di Gmail tende ad accumularmisi un po’ di roba. Stasera sono in vena di fare un post, quindi vado a dare un’occhiata al mucchio di link e di articoli che mi sono messo da parte, e scorrendoli mi faccio la classica domanda del blogger in erba: su cosa lo scriviamo il prossimo post?
Dunque, vediamo… ah ecco, potrei scriverlo magari su quanto emerso dalla commissione presieduta dal presidente dell’Istat Giovannini, ossia sul record di retribuzione dei parlamentari italiani rispetto ai loro colleghi europei, con stipendi che arrivano fino a 16.000 euro al mese.
O magari sull’articolo in cui si parla dello stenografo del senato pagato come il Re di Spagna, con una imponente busta paga da 290 mila euro lordi l’anno.
O anche, perché no, sul fatto che mentre la situazione in Italia è quella che è, Schifani, Casini e Rutelli non trovano niente di meglio da fare che andarsene in vacanza alle Maldive per capodanno in un lussuoso resort 5 stelle.
Credo sia il caso di aprire una piccola parentesi su questo. Innanzitutto sgombriamo il campo da equivoci: non c’è niente di male nel farsi una vacanza alle Maldive. Se uno i soldi che possiede se li è guadagnati onestamente, ha tutto il diritto di spenderli come vuole. Diciamo però che in questo paese i Politici non sono propriamente famosi per l’essere tipi che si guadagnano il pane onestamente. O per essere tipi che quando vanno in un posto in vacanza si pagano tutto di tasca loro. Generalmente hanno anzi la brutta abitudine di avere qualcun altro che paga per loro. E generalmente quel qualcuno, indirettamente, siamo noi.
Tutte queste premesse quindi lasciano facilmente intuire per quale motivo a molte persone si sarà inarcato il sopracciglio vedendo la foto in cui Schifani, Rutelli e Casini brindano tutti insieme in quel di Madhiriguraidhoo, e la cosa credo sia del tutto comprensibile. Ma al di là di questo, anche ammettendo che i tre politici in questione siano persone onestissime, stimatissime, e che si siano strameritati onestamente tutto quello che hanno guadagnato, fino all’ultimo centesimo, il punto è un altro. Credo sia infatti legittimo nutrire qualche perplessità, guardando la foto uscita sui giornali relativa al brindisi di capodanno, in merito al fatto che i soggetti in questione, tutti insieme appassionatamente, alzino il calice brindando al nuovo anno con ampi ed ammiccanti sorrisi, come si fa tra grandi amiconi di vecchia data. Fatemi capire, ma questi personaggi sono gli stessi che, quando sono in Italia, partecipano allo squallido teatrino delle trasmissioni televisive, o alla messinscena delle animose discussioni in parlamento, fingendo di non tollerarsi, di essere “avversari politici”, di accapigliarsi su cavilli procedurali e questioni di principio, e di avere opinioni radicalmente diverse praticamente su tutto? Voglio dire, capisco la civiltà, il rispetto dell’avversario politico, capisco che non necessariamente ci sia bisogno di guardarsi sempre in cagnesco, ma qui mi sembra si vada un po’ oltre. Io Barack Obama che fa la vacanza di Capodanno in intimità, in una località esotica, insieme a McCain, con le rispettive famiglie al seguito, con sorrisi a 32 denti durante il brindisi augurale alla cena di capodanno, non so perchè, ma non riesco proprio ad immaginarmelo. Chissà come mai, mi chiedo. Fine della parentesi.
Continuo a scorrere i vari titoli degli articoli che mi sono girato nella mia mailbox, e scopro che tutto questo accade mentre l’istituto Bruno Leoni pubblica una ricerca da cui si evince che Ruanda, Zambia, Ghana e Namibia hanno più attrattiva dell’Italia per chi deve avviare un’impresa.
Mentre la spesa pubblica Italiana oramai si attesta oramai stabilmente oltre la cifra monstre di 800 miliardi di euro

La spesa pubblica in Italia dal 1980 ad oggi (valori assoluti)
E mentre la pressione fiscale, ossia i soldi che vengono sequestr… oops drenati dal fisco a quei pochi masochisti che ancora producono ricchezza in Italia, nel 2012 raggiungerà il nuovo record storico

Ce n’è abbastanza. Mi arrendo.
Stasera avrei voluto commentare qualche articolo, ed invece man mano che scorro i titoli mi viene la depressione, e mettendo in fila la storia che questi articoli mi raccontano, la conclusione, purtroppo, non può che essere una.
L’Italia deve fallire.
L’Italia deve fallire perché un paese in cui uno stenografo, solo per avere la fortuna di ritrovarsi a lavorare all’interno del senato, è pagato 290 mila euro l’anno, ed un giovane ricercatore universitario con due lauree 800 euro al mese, con contratto precario, è un paese che non è degno di considerarsi un paese civile.
L’Italia deve fallire perché i nostri parlamentari, pur prendendo 16.000 euro al mese di indennità, pagano i loro portaborse 500 euro al mese, in nero, intascandosi in questo modo la differenza sulla quota (circa 4000 euro) che sarebbe a loro destinata. Non deve forse fallire un paese in cui gli stessi parlamentari che si lamentano del fatto che gli italiani non pagano le tasse, nel parlamento, nel luogo in cui si fanno le leggi al cui rispetto sono chiamati tutti i cittadini, hanno gente che lavora in nero alle loro dirette dipendenze?
L’Italia deve fallire perché in nessun paese al mondo un sito internet per il turismo viene a costare 45 milioni di euro ai contribuenti.
Deve fallire perché un paese come il nostro, con il nostro debito pubblico, non può permettersi un Quirinale che costa il doppio dell’Eliseo, quattro volte Buckingam Palace, otto volte il cancellierato tedesco.
Deve fallire, perché è chiaro a tutti che la ragione che ci sta conducendo sull’orlo del baratro è l’eccesso di spesa pubblica. E’ chiaro a tutti che c’è una correlazione diretta e spietata tra l’aumento di spesa e l’aumento di pressione fiscale. E’ chiaro a tutti che l’ulteriore aumento della pressione fiscale (già a livelli che sono da record del mondo) incide negativamente sull’economia, causando recessione e quindi ulteriore squilibrio nei conti pubblici. Ma nonostante sia chiaro a tutti tutto ciò, la classe politica, invece di fare l’unica cosa sensata possibile, ossia aggredire la spesa pubblica con una lotta senza quartiere agli sprechi ed alle inefficienze, continua a perpretare indisturbata i suoi sperperi come se nulla fosse, anzi pretendendo sempre più soldi dai suoi cittadini, in modo sempre più prepotente ed arrogante, in percentuale sempre maggiore, accecata da una avidità e una cupidigia insensata ed autolesionista, per poter continuare a spendere sempre di più, nel disperato, velleitario e suicida tentativo di mantenere inalterato uno status quo che è riuscito a sopravvivere per anni solo traslando i costi delle sue inefficienze sulle future generazioni, generando debito.
L’Italia deve fallire perché la nostra classe dirigente cialtrona e parassitaria, che vive di spesa pubblica, giunta sull’orlo del baratro, anzichè fare un passo indietro, ha continuato a marciare verso il precipizio, pretendendo il rispetto di norme fiscali, burocratiche e giuridiche dettate non dalla razionalità, dall’opportunità o dall’efficienza, ma piuttosto dalla presunzione di appartenere ad una casta e di volersi preservare nel proprio status e nei propri privilegi, costi quel costi. Norme che sono in realtà incompatibili con qualsiasi ipotesi di crescita economica e con qualsiasi paese civile industrializzato. Norme che hanno trasformato l’Italia in uno stato di polizia tributaria, sbilanciando in modo arrogante e autoritario il rapporto tra stato, fisco e cittadini, e trasformandoci tutti in sudditi da vessare piuttosto che in cittadini da rispettare.
L’Italia deve fallire perchè la burocrazia e il modo con cui è amministrata la giustizia ne fanno un luogo ostile sia per gli imprenditori italiani sia per quelli stranieri. Deve fallire perché si è raggiunto oramai un punto di rottura nel nel pretendere che i cittadini italiani in grado di farlo continuino a produrre ricchezza per poi vedersela espropriata in massima parte dallo stato, con una pressione fiscale che arriva nel caso delle imprese a superare abbondantemente il 60%.
Deve fallire perché non è tollerabile che ci siano aziende con crediti nei confronti della pubblica ammistrazione per milioni di euro, a cui però la stessa pubblica amministrazione, per mezzo del suo braccio armato Equitalia, intima di pagare tasse su presunti redditi teorici derivanti da soldi mai avuti, di cui è debitore lo stato stesso. Utilizzando gaglioffamente armi come le ganasce fiscali o il sequestro di beni personali, applicando sulle somme dovute tassi usurai superiori a quelli applicati dal peggior cravattaio, e riducendo così sul lastrico persone che hanno fatto il loro lavoro onestamente, dichiarando allo stato le loro entrate, e la cui unica colpa è quella di essersi fidate di uno stato canaglia e farabutto, che da una parte non ti dà i milioni che ti deve, e dall’altra ti intima di pagare centinaia di migliaia di euro di tasse su soldi che non hai mai incassato, per sua stessa colpa.
L’Italia deve fallire perché oggi, con questo livello di oppressione fiscale e burocratica, non esiste alcuna possibilità per una impresa di stare sul mercato globale e di sopravvivere, e quindi non esiste alcuna possibilità per l’economia italiana di crescere. Il risultato è che quelli che producono ricchezza netta, non sussidiata dallo stato, sono costretti a chiudere, a ridurre il proprio giro di affari o a trasferirsi altrove. E giunti a questo punto lo stato può anche tentare di confiscare, di ricattare, di perseguire tutti gli imprenditori trattandoli come dei presunti evasori fiscali a prescindere, cercando di incatenarli e ricondurli nel ruolo che hanno sempre avuto, quello dei polli da spennare. Ma non li può costringere a produrre alle sue condizioni. Molto più semplicemente, giunti al punto di rottura, gli imprenditori chiudono e se ne vanno, perché sanno perfettamente che non è possibile stare sul mercato pagando un prezzo così alto in termini di tasse, burocrazia e inefficenza statale. E se i produttori di ricchezza netta se ne vanno, chi è che verserà le imposte a tutti i parassiti statali che campano grazie a ciò che su quella ricchezza netta viene drenato e girato allo stato? Come dice Rebuffo nella sua splendida e fredda analisi della situazione attuale, eliminati loro, ci rimarrà soltanto una giusta redistribuzione della miseria.
L’Italia deve fallire perché nell’era di Internet e dell’informazione, chiunque, CHIUNQUE, dotandosi di un semplice computer e di una connessione ad internet, spendendo semplicemente un po’ di tempo per informarsi, avrebbe potuto molto facilmente rendersi conto di tutto questo, di tutte le nefandezze perpretate ai nostri danni, delle quotidiane storie di malaffare, tracotanza, approssimazione, incoscienza della squallida classe politica che vive alle nostre spalle. Avremmo potuto essere informati, avremmo potuto essere vigili, avremmo potuto punire i cattivi amministratori togliendogli il nostro voto, avremmo potuto premiare gli onesti concedendogli la nostra fiducia. I nostri nonni avevano la scusa di non avere i mezzi, di non avere la conoscenza, di non avere modo di poter controllare da vicino l’operato dei loro amministratori. Noi invece abbiamo l’istruzione minima necessaria, abbiamo i mezzi, abbiamo a disposizione tutte le notizie del mondo in tempo reale, e volendo l’intero scibile umano. Basta avere un computer, una connessione ad internet, ed un po’ di tempo e di buona volontà per attingervi. Abbiamo una enorme responsabilità in questo senso rispetto ai nostri padri, e rispetto ai nostri figli. Non abbiamo scusanti o attenuanti. Disinteressarsi di ciò che fa chi decide dei nostri stessi destini, delle nostre vite, del nostro futuro, oggi più che mai, è un incredibile ed insensato suicidio collettivo. E, soprattutto, è la condanna ad una vita peggiore, per noi e per le future generazioni. Lo sappiamo. Ne siamo consapevoli. Avremmo potuto evitarlo, molto semplicemente, senza troppo sforzo.
E invece li abbiamo lasciati fare, ci siamo lasciati governare da una masnada di intrallazzatori, corrotti, cialtroni, incompetenti e farabutti. Ci siamo disinteressati di chi amministrava le nostre stesse vite, ci siamo lasciati vessare, ci siamo lasciati togliere la libertà poco a poco, ci siamo lasciati defraudare di tutti i nostri averi, ci siamo lasciati imporre leggi degne del peggior regime autoritario come il “prima paghi, poi contesti e vediamo se hai ragione” applicato alle notifiche di Equitalia, o il concetto che lo stato possa tranquillamente andare a ravanare quando vuole nei nostri conti correnti, entrando nella vita di tutti noi, avendo diritto di sapere tutto ciò che facciamo, in ogni momento, in qualsiasi luogo, per qualsiasi motivo, nel silenzio, nel disinteresse, e a volte anche nell’approvazione della maggioranza del paese. E adesso ci stiamo facendo prendere in giro da una classe dirigente che vuole farci credere che il problema dell’italia siano gli evasori fiscali che si rifiutano di versare allo stato più del 60% di quello che hanno guadagnato con il sudore della fronte (tra l’altro senza avere praticamente nulla in cambio), e non quelli che di questa montagna di soldi raccolti fanno strame, dilapidandoli, scialacquandoli, sottraendoli alla collettività ed utilizzandoli per i fini più biechi. Chi è, in finale, il vero parassita della società? La risposta è semplicissima, ovvia, eppure nonostante sia così semplice molti, moltissimi, ci sono cascati.
Per tutti questi motivi, l’Italia deve fallire.
E’ giusto. E’ sacrosanto. E, soprattutto, ce lo meritiamo.
Ed è forse l’unico modo possibile per mettere fine a questo stato di cose, e sperare di poter tirare una riga e ricominciare da capo, imparando dai nostri errori.